I Navigli sono una di quelle zone che tutte le guide consigliano di vedere. Il rischio è visitarli nel modo sbagliato: arrivare nell'ora sbagliata, camminare in mezzo alla folla, bere uno spritz qualsiasi e tornare a casa pensando che sia finita lì.
Se invece li prendi per quello che sono, un quartiere con storia vera e una geografia precisa, ti lasciano con un ricordo ben diverso. Di giorno per passeggiata e arte, al tramonto per atmosfera e la sera per mangiare e bere bene.
Noi di Xenia abbiamo appartamenti in questa zona e nei quartieri intorno. I Navigli li conosciamo nel senso pratico: sappiamo quando vale la pena andarci, dove fermarsi e soprattutto cosa evitare. Quello che trovi in questo articolo è quello che diciamo agli ospiti quando ci chiedono dove andare.
Un po' di storia
Milano è stata una città d'acqua molto più di quanto sembri oggi. I Navigli non sono "decorazione": nascono con lo scopo di irrigare e trasportare, e per secoli hanno fatto girare l'economia della città.
Una parte fondamentale è il Naviglio della Martesana: l'idea venne approvata nel Quattrocento e il progetto prese forma con Francesco Sforza nel 1457 (i lavori iniziarono poco dopo), con una derivazione dall'Adda in zona Concesa. La logica era pubblica e pratica: portare acqua alle campagne e rendere più semplice il trasporto di merci e persone. Nel 1496, sotto Ludovico il Moro, la Martesana venne prolungata fino a collegarsi al sistema dei Navigli milanesi. In pratica: Milano diventò ancora più "connessa" via acqua. E poi ci sono loro, i due canali che oggi vedi e vivi: Naviglio Grande e Naviglio Pavese. Il Grande è il più antico e ha costruito, letteralmente, l'idea di Milano "che commercia"; il Pavese è quello che scende verso sud.
Cosa vedere senza correre da una parte all'altra
Naviglio Grande. È il tratto più classico: l'alzaia, i ponti, le case basse. È una passeggiata che fa sempre effetto. Se vuoi farla bene, parti dalla Darsena e risali lungo l'Alzaia. Il Naviglio Grande è il canale artificiale più antico di Milano: i lavori iniziarono nel 1177 e per secoli è stato la principale via di trasporto della città. Il marmo del Duomo è arrivato a Milano proprio così, via acqua, dal Lago Maggiore. Fino agli anni Trenta del Novecento era ancora navigabile e pieno di barconi carichi di merci. Poi venne coperto, come quasi tutti i canali milanesi. Quello che vedi oggi è uno dei pochi tratti sopravvissuti.
Vicolo dei Lavandai. Una deviazione di due minuti che merita: un angolo storico con il vecchio lavatoio, che ti fa capire com'era questa zona quando non era solo bar e tavolini. Il lavatoio risale all'Ottocento e fino agli anni Cinquanta veniva usato davvero: le lavandaie si inginocchiavano sulle pietre inclinate e lavavano i panni delle famiglie borghesi del centro. È uno di quei posti che ti ricorda che i Navigli, prima di diventare un'icona dell'aperitivo milanese, erano un posto di lavoro.
Darsena. È il punto in cui arrivi e riparti. Comoda per iniziare, comoda per terminare. Se piove leggermente è anche il posto più facile da vedere al volo senza perdere la giornata. La Darsena è il bacino portuale storico di Milano: costruita nel 1603 per collegare il Naviglio Grande e il Naviglio Pavese, era il cuore commerciale della città. Scaricavano qui carbone, legname, marmo, cereali. È rimasta attiva fino alla metà del Novecento. La riqualificazione che vedi oggi è relativamente recente, completata in occasione di Expo 2015.
Naviglio Pavese. Meno scenografico del Grande, ma utile se vuoi una passeggiata più tranquilla o spostarti verso Porta Ticinese e Romana senza fare giri inutili. Il Naviglio Pavese collegava Milano a Pavia ed è uno dei canali più lunghi d'Italia: 33 chilometri. Voluto dai Visconti nel Trecento e completato nel 1359, serviva principalmente per il trasporto di persone e merci verso il Po. Fino agli anni Sessanta c'era ancora un servizio di battelli passeggeri che faceva la tratta Milano-Pavia. Una cosa che oggi è difficile anche solo immaginare.
Vicoli dietro Porta Ticinese. Sono la parte che rende i Navigli meno cartolina e più quartiere. Ti tolgono dal flusso principale e ti mostrano una zona diversa, fatta di strade e cortili che quasi nessuno nota. Porta Ticinese era una delle porte medievali di Milano: da qui usciva la strada che portava a Pavia e poi verso sud. Il quartiere intorno per secoli è stato popolare e artigiano, pieno di botteghe e officine.
Colonne di San Lorenzo. Non sono Navigli in senso stretto, ma una deviazione che si fa sempre: arrivi in un attimo da Porta Ticinese e ti fai una pausa in una delle piazze più vive della zona. Fermati cinque minuti, guardati intorno, poi riprendi il giro senza incastrarti lì un'ora. Le sedici colonne che vedi sono romane, risalenti al II-III secolo d.C., e sono il resto archeologico più importante rimasto in superficie a Milano. Nessuno sa con certezza da dove vengano: probabilmente da un edificio termale o da un tempio pagano smontato. Nel IV secolo vennero riutilizzate come portico della Basilica di San Lorenzo. Sono lì da quasi duemila anni, eppure la sera ci si siede davanti con una birra come se fosse la cosa più normale del mondo. Un consiglio pratico: è meglio visitare le Colonne di San Lorenzo di giorno, perchè la sera tardi potrebbe non essere una zona molto tranquilla e sicura.
Se vuoi fare una passeggiata seria, il percorso è questo: Darsena, Naviglio Grande, Vicolo dei Lavandai, rientro dall'altra sponda. Ti prendi un'ora fatta bene. Se ci sono i mercatini, vale un salto al Mercato di Viale Papiniano: è un mercato rionale classico, molto Milano vera, tra bancarelle e gente del quartiere. Non costruire però la giornata solo su quello: fai un giro, prendi due cose e torna sul canale.
Quando andarci
La mattina e il primo pomeriggio sono il momento migliore se vuoi capire i Navigli come quartiere e non come evento serale. Al tramonto l'atmosfera è quella giusta, soprattutto se arrivi un po' prima dell'ora di punta. Il sabato tra le 19 e le 21 è pieno, sempre. Non è un problema in sé, ma se cerchi qualcosa di tranquillo quello non è il momento giusto.
Dove mangiare
Per pranzo Come 'Na Vorta è semplice e curato: pasta fatta bene e una carta vini precisa. Per una pausa caffè mentre sei tra Darsena e canale, scegli qualcosa di comodo da fermarsi venti minuti e poi si riparte: qui conta più la posizione che il posto iconico. Per l'aperitivo punta su un posto dove i drink li sappiano fare davvero. Se hai anche voglia di mangiare, ti consiglio Siciliamo Bakery & Bistrot. Per cena, se vuoi la versione milanese, Trattoria Madonnina è una scelta che regge: atmosfera da trattoria vera e cucina tradizionale. Se dopo cena hai voglia di divertirti con gli amici e conoscere nuove persone, ti consigliamo Le Fontanelle, luogo di ritrovo giovanile, dove la peculiarità sono le enormi caraffe di birra che forniscono di tante forme diverse. Ai Navigli la differenza tra un posto buono e una trappola è sottile, ma si riconosce subito. I segnali di un posto da evitare sono menu in cinque lingue con foto dei piatti ovunque, qualcuno che ti ferma mentre cammini per farti entrare o drink mediocri a prezzo alto perché "sei ai Navigli". Invece, i segnali di un posto che vale sono carta cocktail o vini curata, cucina essenziale ma fatta bene e staff che non ti rincorre.
Se vuoi i Navigli a portata di mano, dormire in zona Navigli o Darsena ti dà rientro immediato dopo le serate. Se invece vuoi usarli come uscita serale restando centrale, Porta Venezia e Centro funzionano benissimo. Se vuoi bilanciare Navigli con la Milano più moderna, Isola è la scelta più equilibrata.
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