Milano liberty: itinerario tra palazzi e dettagli nascosti
Itinerario

Milano liberty: itinerario tra palazzi e dettagli nascosti

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Ceramiche dipinte, ferri battuti floreali e figure che sporgono dai balconi: una passeggiata di due ore per scoprire la citta che la borghesia industriale si costrui a inizio Novecento.

Milano ha un segreto. La maggior parte delle persone che camminano su Corso Venezia guarda avanti, pensa al caffè o al prossimo palazzo sulla lista. Chi invece alza gli occhi si trova davanti a qualcosa che non si aspettava: facciate coperte di ceramiche dipinte, ferri battuti a forma di fiori, figure femminili sinuose che sporgono dai balconi, gargoyle gotici che convivono con mosaici colorati. È il Liberty milanese, e Porta Venezia è il posto che più la rappresenta.

Lo stile Liberty, chiamato Art Nouveau in Francia e Jugendstil in Germania, arriva a Milano tra la fine dell'Ottocento e i primi del Novecento: a commissionarlo fu la borghesia industriale della città, quella che si era arricchita con le fabbriche e il commercio. Voleva vivere in modo moderno, diversamente dall'aristocrazia con i suoi palazzi neoclassici. Trovò, quindi, nel Liberty il linguaggio giusto: linee sinuose, nature rigogliose, materiali nuovi come il ferro battuto, la ceramica e il cemento decorato. Durò poco, una trentina d'anni al massimo, ma lasciò un segno su cui camminiamo ancora oggi.

Questo itinerario si fa interamente a piedi, dura circa due ore, e non richiede biglietti né prenotazioni. Tutto quello che devi fare è alzare gli occhi.

Da dove partire: Palazzo Castiglioni

Corso Venezia 47/49. Metro M1 fermata Palestro.

Da qui si parte perché è qui che comincia tutto. Palazzo Castiglioni, costruito tra il 1901 e il 1904 dall'architetto Giuseppe Sommaruga, è considerato il primo edificio Liberty di Milano e il suo manifesto architettonico. La facciata è imponente, con decorazioni scultoree che escono dalla pietra come se volessero liberarsi dal muro.

La curiosità che quasi nessuno conosce è che all'inaugurazione, ai lati del portale d'ingresso c'erano due statue di figure femminili seminude, opera dello scultore Ernesto Bazzaro. I milanesi dell'epoca le trovarono scandalose e le polemiche furono tali che vennero rimosse quasi subito. Da allora il palazzo fu soprannominato "Ca' di ciapp", letteralmente "casa delle chiappe" in dialetto milanese, nascendo proprio da quelle statue; rimase poi appiccicato all'edificio per sempre, anche dopo la loro rimozione. Oggi il portale è decorato da due figure maschili, molto più sobrie, che sostituirono le originali. All'interno, normalmente non accessibile al pubblico, si trova la Sala dei Pavoni con le sue decorazioni e uno scalone monumentale con ferri battuti e putti scolpiti. Ogni tanto vengono organizzate aperture straordinarie: se capita durante il tuo soggiorno, vale la pena una visita.

Il Quadrilatero del Silenzio

A pochi passi da Palazzo Castiglioni, tra Corso Venezia, Via Cappuccini, Via Mozart e Via Vivaio, si apre quello che i milanesi chiamano il Quadrilatero del Silenzio: un reticolo di strade tranquille, quasi surreali considerando quanto sono vicine al centro, piene di ville, giardini privati e palazzi Liberty che sembrano appartenere a un'altra città.

Villa Invernizzi, Via Cappuccini. Passando davanti al cancello di questa villa privata ti aspetti un giardino qualsiasi. Invece trovi i fenicotteri. La famiglia Invernizzi, quella del formaggio Certosa, ha una colonia di fenicotteri rosa nel giardino che sono diventati uno degli avvistamenti più insoliti e amati di Milano. Non si entra, è proprietà privata, ma dal cancello si vede abbastanza. È uno di quei dettagli che rende Milano una città in cui non smetti mai di sorprenderti.

Casa Berri-Meregalli, Via Cappuccini 8. Costruita tra il 1911 e il 1913 dall'architetto piacentino Giulio Ulisse Arata, è uno degli edifici più strani e affascinanti di Milano. Non è Liberty puro: è un eclettismo selvaggio in cui convivono archi romanici, gargoyle gotici, mosaici Liberty dorati e decorazioni esotiche. Sulla facciata spuntano pesci, cani, leoni e figure bizzarre che non ti aspetti di trovare in un palazzo residenziale borghese. Al centro, sopra l'ingresso principale, c'è la scultura della Vittoria di Adolfo Wildt, realizzata tra il 1918 e il 1919 per celebrare la fine della Prima Guerra Mondiale. È un edificio che più lo guardi più noti nuovi particolari.

Via Malpighi: il cuore Liberty

Da Via Cappuccini scendi verso Via Malpighi. Qui trovi il pezzo più denso dell'itinerario.

Casa Galimberti, Via Malpighi 3. È l'edificio che ogni anno finisce sulle fotografie di Milano senza che molti sappiano dove si trova. Progettato da Giovanni Battista Bossi tra il 1902 e il 1905 su commissione dei fratelli Galimberti, imprenditori edili tra i primi sostenitori del Liberty a Milano. È ricoperto per quasi 170 metri quadri di facciata da piastrelle di ceramica dipinte a fuoco: figure femminili formose, figure maschili, motivi floreali rigogliosi, tutto disegnato dallo stesso Bossi ed eseguito dalla Società Ceramica Lombarda. Le ceramiche al primo piano raffigurano nove figure femminili e tre maschili sulle finestre di Via Malpighi. Al piano di Via Sirtori, sull'altro lato dell'edificio angolare, altre figure completano il racconto. Una cosa che pochi sanno: i fratelli Galimberti erano gli stessi imprenditori che avevano demolito il Lazzaretto, il leggendario lazzaretto manzoniano di Milano. Per questo Emilio Galimberti era chiamato dai milanesi "il Barbarossa di Porta Venezia". L'edificio al momento della costruzione aveva già il riscaldamento centralizzato e l'ascensore, due lussi straordinari per l'epoca.

Casa Guazzoni, Via Malpighi 12. A pochi passi dalla Galimberti c'è un altro edificio dello stesso Bossi, costruito tra il 1904 e il 1906. Le decorazioni sono in cemento invece che in ceramica e i balconi in ferro battuto richiamano gli stessi motivi floreali. Vale una sosta per confrontare i due approcci dello stesso architetto in due edifici sulla stessa via.

Casa Campanini: il finale

Via Vincenzo Bellini 11. Per chiudere l'itinerario nel modo giusto, fai una deviazione verso Via Bellini, vicino al Conservatorio. Casa Campanini fu costruita tra il 1904 e il 1906 dall'architetto Alfredo Campanini, che qui realizzò prima il suo studio di progettazione e poi la sua residenza. È un edificio più contenuto rispetto alla Galimberti, ma le decorazioni sono tra le più raffinate del Liberty milanese. La particolarità più citata è il soffitto del portico del cortile, con disegni che rappresentano mazzi di ciliegie rosse.

Il Liberty nel resto di Milano: un accenno

Porta Venezia è il cuore, ma non è tutto. In altri punti della città trovi tracce dello stesso periodo. La Stazione Centrale, inaugurata nel 1931, ha influenze Liberty visibili nelle decorazioni delle facciate e degli interni. Casa Tosi in Via Senato 28, realizzata dallo stesso Campanini nel 1909, ha un portale con decorazioni a foglie e ferro battuto. L'ex Cinema Dumont in Via Frisi 2, oggi biblioteca di zona, fu il secondo cinema costruito in Italia dopo quello di Pisa del 1905. Se ti viene voglia di approfondire, questi tre fanno da completamento naturale all'itinerario principale.

Consigli pratici

L'itinerario si fa interamente a piedi e dura circa due ore senza fretta. Il punto di partenza più comodo è la metro M1 fermata Palestro. L'orario migliore è la mattina nei giorni feriali: meno gente, più silenzio, e la luce sulle ceramiche di Casa Galimberti è quella giusta. Nel weekend funziona comunque, ma il Quadrilatero del Silenzio è decisamente più silenzioso durante la settimana.

Non serve prenotare niente: tutti gli edifici si visitano dall'esterno. Per Palazzo Castiglioni, che normalmente è chiuso al pubblico, tieni d'occhio il programma di aperture straordinarie organizzate da alcune associazioni culturali milanesi.

Noi di Xenia abbiamo appartamenti in zona Palestro e Porta Venezia: sei già dentro l'itinerario senza dover prendere la metro. Se stai pianificando il soggiorno, dai un'occhiata qui.

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